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Piero Manzoni .:. Catalogo generale

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Celant, Germano, Piero Manzoni. Catalogo generale. Milano 1975.
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Description
Celant, Germano,
Piero Manzoni. Catalogo generale. Milano: Prearo Editore, 1975. 277 Seiten mit Abbildungen. Leinen mit Schutzumschlag. 4to. 278 x 300 mm.
* Braunrandig, Raucherbibliothek, Schutzumschlag fleckig und ausgeleiert, zwei im Vorderdeckel eingebundene kleine Fremdkörper verursachen Druckspuren auf den ersten Seiten (Produktionsfehler).
Bestell-Nr.158006
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Il lavoro di Piero Manzoni si colloca storicamente tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta, coincide cioè, a livello internazionale, con l'epilogo dell'actíon painting americana e dell'informale europeo ed il prologo del neo-dada, di fluxus e della minima! art. Studiando infatti l'iter operativo di Manzoni è possibile notare come inizialmente il suo lavoro risenta dell'ansia esistenziale di artisti quali Burri, Kline e Fautrier, per caratterizzarsi in seguito dal 1958 nel clima neodadaista, con la produzione di "achromes" (opere senza colore), di linee e di alfabeti. Negli achromes Manzoni fa tabula rasa di ogni immagine e mistica personale, mentre le linee sono la costante affermazione materialistica di una dimensione infinita che arriva, nella linea più lunga, a 7200 metri. Nel 1960 invita il pubblico a "consumare" l'arte, mangiando centinaia di uova "segnate", artisticamente, dal suo pollice e dal 1961, contemporaneamente alle azioni di Beuys, Ben, Rauschenberg e Klein, si interessa alla realtà artistica ed estetica del corpo. Considera così opera d'arte le feci, il sangue ed il fiato e segna, come sculture viventi, i corpi di persone vive. Parallelamente a questi "riconoscimenti" artistici della materia corporale, costruisce le basi magiche, parallelepipedi su cui qualunque persona o oggetto vengano a porvisi, finchè restano sulla base, sono da considerarsi come opere d'arte. La base più grande viene realizzata ad Herning, in Danimarca, è la "Base del Mondo", un parallelepipedo di ferro che, essendo capovolto, "sostiene" il mondo, che diventa così un'enorme scultura vivente.
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